Walking to the Light

Acrilico su tela 60×60 cm, maggio 2018.
L’opera è la prima della serie “Angel of Light” dedicata a Bruno Trestin, nel decimo anno dal suo viaggio verso la luce. Continua a leggere→

Memoria delle radici

Arte digitale su alluminio dbond 60 x 60 cm – 2017.
“Le radici per me sono la mia città, Sanremo. Il processo di stratificazione di memorie su cui sto lavorando da tempo, va a riportare alla luce elementi sempre più profondi e lontani. Sono partita dall’elaborazione del dipinto che ho dedicato a mia madre, Segni di madre senza volto, sovrapponendolo con ricordi e visioni da parti di altri miei dipinti significativi e una mia foto giovanile, l’immagine di mio padre, architetture antiche e familiari. Memorie ataviche che si innestano nel vortice di colori che popolano il mio mondo interiore e spirituale.”

 

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Memoria traspare e gioca l’incanto

Arte digitale su tela 20×20 cm, con interventi in colore acrilico, settembre 2016.
L’opera è realizzata con particolari rielaborati e sovrapposti tratti da dipinti dell’artista. È inserito un particolare di una fotografia che la ritrae bambina alla finestra dello studio del padre Giuseppe Pipin Ferrari, che l’ha fotografata.
Alcuni tratti materici ad acrilico sottolineano e rafforzano l’energia del segno.

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La memoria del sangue

Dittico digitale stampato su alluminio dbond, composto da due pannelli 70×50 cm, anno 2016.
Si tratta di un’opera digitale realizzata dalla rielaborazione di particolari di dipinti dell’artista e di  fotografie del padre Giuseppe Pipin Ferrari, in cui l’artista è raffigurata bambina.
Contributo poetico di Piero Cademartori.

La memoria del sangue (di Piero Cademartori)

I.
Segnata nel colore, si fa grumo
è lagrima di un fiato senza odore
e addensa a sé molecola di fumo
lasciando striscia densa del suo umore.

II.
Memoria che si scuote nel colore
e arrota dove lingua si fa senso
percuote e trova calma nel tepore
che invade il segno e fonde nell’immenso.

Waiting for…

Il dittico “Waiting for…” nasce dalla memoria di un momento e di una persona cara che non c’è più. Un ricordo legato al brano di Armando Corsi​ dal disco Duende, indimenticabile…

Segni di madre senza volto

Segni di madre senza volto

Dedicata a mia madre Antonia.

L’opera si articola in tre pannelli 1m x 1m. Le immagini si intrecciano con le parole della poesia di Piero Cademartori.

 

SEGNI DI MADRE SENZA VOLTO

I.

Dipana il senso, e il nodo, piano, scioglie
e accoglie dentro un segno, uno stridore
che piano spande fuori, si contorce,
il grembo che l’accoglie, si frantuma.
Forte colore e forza della vita
si apre, spinge e lacero s’affonda,
un ventre, mater, celebra il suo dire
ch’è vita, sola, persa, e si consuma.
Forza di vita e segno che s’innalza,
dipana il senso, accoglie, o forse scioglie,
poggiando su di sé il forte peso
che resta lì, in un segno, poi si sfuma.
Ecco la lingua, il sangue, il sale, irrora
ecco le membra, forti, inarca e scuote
spande di segni il verbo, lo disegna
quasi che fosse mare, forse spuma.

II.

Liquido, il sangue, dopo si raggruma
scivola denso, spande, verso il fondo
caldo, forte, di un senso che disegna
battiti e segni, densi, scuotimento.
Ecco la vena, tesa, inarca e trema
forte di tempra, piano, si consuma
sigilla dentro un segno, che prorompe
e il getto poi si sfiata, si fa vuoto.
Ora è una linea, fresca, verticale
segno di un tempo, un attimo, che vola
oltre il suo senso, aperto, e vasto, e pieno
scivola sul corpo, si fa pensiero.
Guarda quel segno, il senso, la sua forma
occhio che scruta, vigile, e si ferma
forma una crepa, lacera, si scioglie
e dice, sembra neve, che si piega.

III.

Segni di madre, segni, senza volto
forte lo senti, il cuore, che si scuote
dentro, la voce, forte, si fa senso
e dice, segna, e scuote, si fa vuoto.
Goccia che cade, e densa, si rapprende
fiato che sale e dice, che colora
che spande il segno, intorno, lo ristora
nell’umida sostanza, goccia, umore.
Fianco nel fianco, affonda, la ferita
forte colore, un ventre, mater, dice
forza di vita, il segno, si consuma
e piange, dentro il senso, e si fa voce.
Ora che il cuore, fermo, forse tace
scende il colore, forma, si raggruma
ora che il segno, pieno, si fa voce
e dice del dolore, poi si sfuma.

Piero Cademartori